Antonio Taglietti

Richiesta speciale per una ragazza innamorata

10 Giugno 2018

LETTERA A CORRADO

Nella dolce quiete di una serata di febbraio, per autentica fortuna trascorsa in solitudine nell'ampia e soffusa luce del salotto di Nanni e Lina, riabbraccio silenziosamente la grazia che mi è stata insegnata.
Danzano le dita sulla tastiera e inducono lo sguardo a levarsi per riconoscere attorno a me la ragione del mio scrivere. Infatti, ovunque io posi lo sguardo, vedo un perché.

Lo vedo nelle piccole figure da me disposte con ordine sul tavolino all'angolo della stanza, illuminate dal giallo chiarore della lampada a stelo. Nonni, conosciuti o solo raccontati, genitori di ieri e di oggi nelle versioni che il tempo ha loro concesso, fratelli: tutti lì, disposti come sono da anni, fissi nella mia memoria come maestri della mia vita.

Lo vedo in una fetta di torta che Amanda ha preparato per sé, per noi, per me. Un morso dopo l'altro, la sua torta mi riporta a quella di Corrado. E sorrido pensando che già è tutto qui, in una fetta di torta consumata in casa, il senso della storia che ci lega.
Così, nella quiete del salotto dei miei genitori si lascia apprezzare un ricordo che attraverso il presente si intesse magicamente al futuro e si fa storia di tre persone.
Fu nei giorni trascorsi a Noto con Amanda all'inizio del settembre scorso che conoscemmo il Caffè Sicilia: lì, seduti ai suoi tavolini lucenti, nel chiarore del mattino come nelle fresche serate, ci deliziarono le opere di pasticceria di Corrado; io le vidi accompagnarsi ai più autentici e ispirati sorrisi di Amanda. E mentre lei si innamorava del Caffè Sicilia, io mi innamoravo follemente di lei. Confesso che l’immagine di questo ricordo mi commuove ancora. Confesso pure che non ero giunto a Noto.

Una fetta della torta di Amanda per raccontare una fetta di torta di Corrado.

La prima mattina al Caffè vide esposta la torta di fichi freschi in vetrina: ce n’erano tre o quattro fette. Amanda, discretamente come le è proprio, tacque e gustò altro, gustò tanto. L’indomani, della torta erano rimaste un paio di fette. Amanda attese: gustò ancora e ancora. Il terzo giorno, la torta di fichi stava quasi finendo, ne avanzava solo una fetta. Amanda sorrise, pregustò e si divertì con altre prelibatezze. Al quarto giorno, in vetrina la torta di fichi freschi era pronta per Amanda, nella sua piena bellezza. Amanda trattò quella sua fetta di torta con infinita delicatezza e si intrattenne con quello che per lei era un tesoro conquistato e raggiunto. Solo a quel punto mi raccontò di aver amato a quel modo la sua torta di fichi sin dal primo giorno.

Trascorsero altri dieci meravigliosi giorni di Sicilia, altrove. Eppure già era mi appariva nitido che quei momenti passati a quei tavolini si erano già fissati per sempre dentro di me. E che altro avrei potuto fare se non immaginarmi nuovamente lì, immerso in quella luce con la mia ragazza?

Al ritorno dal viaggio già sognavo di affondare ancora il cucchiaino nella delicata consistenza della granita di Corrado. Dunque, mi decisi a prenotare nuovamente, a tornare con Amanda proprio lì, dove avevo potuto ammirarla così potente e autentica.

Ricordo l'emozione che provai acquistando il volo! Ricordo l'entusiasmo estatico nel confidare a lei del viaggio e ricordo il suo sorriso quando accettò la mia proposta. Così, fui invaso dalle immagini di noi: dapprima con cautela, poi con sempre maggior determinazione mi cimentai nell'organizzare la nostra speciale occasione.

Intanto, la mia vita mi proponeva paradossali storture che prendevano a darmi piccoli ma decisi tormenti.
Pensieri negativi, che ancora per qualche tempo avrebbero appesantito la naturale vitalità dei miei modi, s'ammassavano dinnanzi a me, come a sfregio del fanciullo innamorato che stava lì a fremere per l'incanto di noi due al tavolino del Caffè Sicilia.
Fine novembre, questo il periodo che avevo scelto non a caso per la partenza, consapevole che la principale ragione del viaggio era stare ancora lì, con lei.

Ecco, allora, un venerdì mattina, la telefonata che, con quello che ritenevo un congruo anticipo, mi ero determinato a fare per dar seguito ai miei entusiastici intenti. In quella telefonata, della quale ancor mi schernisco, la possibiltà del dramma: la gentile signorina, credo memore dei nostri recenti e sorridenti passaggi al Caffè, mi informò che proprio nei giorni da me scelti per la nuova visita, per nostra grande sfortuna, il Caffè avrebbe chiuso per ferie.

L'enorme dispiacere che provai per quella comunicazione, che mi prefigurava la più infausta delle ipotesi, mi diede anche la forza per dare un altro vigoroso giro alla ruota e rivendicare nel solo modo che sentivo possibile l'altezza delle mie emozioni e dei miei intendimenti.

Così intrapreso, mi decisi a scrivere una lettera Corrado, non sapendo neppure da dove cominciare. Volevo che Corrado conoscesse il mio amore per Amanda; che venisse a conoscenza del fatto che al suo caffè io avevo perso la testa per lei. Volevo che sapesse che la sua torta di fichi aveva per me un significato che andava di gran lunga oltre la sua piacevolezza. Che tutto quanto mi era apparso da quel momento in poi era inzaccherato dell'essenza di quel momento. E così è oggi. Così è ancora e sarà. E non c'è verso, non c'è istante in cui io non sia in grado di riconoscere la potenza di quel messaggio. Vi pongo mente e ancor non giungo a comprendere bene quale apice sia stato per me quel momento. Ciò volevo, e fortemente, perchè sentivo e sento in cuor mio che Corrado, con la sua pasticceria, è artefice di una forma d’amore che, tanto comprensibile alla ragazza che amo, ha condotto me oltre la misura del quotidiano fino a chiedergli un favore personale, il più semplice forse. Chiesi a Corrado di conoscerlo, di incontrarlo, di far sì insomma che la vita mia e di Amanda si attorcigliasse alla sua, in un sorriso, in un abbraccio, in un incontro.

La banalità del bene, si direbbe. In un mondo tanto complesso da stordirci, in una vita che ci stringe nelle maglie di una rete che non possiamo vedere e toccare, l'incontro con un uomo semplice che fa “buoni dolci” appare possibile perché lo vogliamo veramente.

Così fu. In quei giorni di tardo novembre, Corrado ci volle incontrare. Ne fummo tutti felici: e fummo felici, sì, della successione di preziosi momenti vissuti insieme che uno dopo l'altro ci hanno reso un unico sentire, un unico stare al mondo, l'uno trasportato dall'altro e nell'altro.

La bontà delle cose semplici, l'amore per una ragazza, l'amore per la pasticceria, l'amore per una terra. La torta di Amanda mi consegna alla torta di Corrado; loro due, insieme, mi consegnano all'abbraccio dei miei genitori, Nanni e Lina. Tutti insieme abbracciati alla Sicilia, all'incanto che si ripete e si ripeterà.

E li sogno tutti lì, al Caffè Sicilia, all'inizio di settembre, a mangiare la torta di fichi.


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